Stewardship e Terzo Settore

Stewardship e Terzo Settore

Anche nel Terzo Settore arriva la Stewardship; ne scopriamo motivazioni ed affinità in questa intervista del Prof. Francesco Consoli, Vice Presidente di Stewardship, Associazione Italiana per la Gestione Etica delle Risorse, a Gianni Palumbo, Portavoce del Forum Terzo Settore Lazio:

La Stewardship tra Le Parole del Terzo Settore

Il Forum del Terzo Settore del Lazio ha pubblicato recentemente Le parole del Terzo Settore. Si tratta di una iniziativa che nasce dall’esigenza di costruire un vocabolario comune e di riferimento condiviso tra le tante realtà che popolano il mondo del Terzo Settore. Già la parola Terzo Settore, pure se è entrata da tempo nell’uso comune durante gli ultimi anni, non è scontata e suona strana al grande pubblico. Inizialmente indica quel mondo di attività, organizzazioni, imprese che non sono né Stato né business. Ma è una definizione in negativo che ci dice poco su cosa siano, di cosa si occupino, per rispondere a quali bisogni nascano e come operano queste realtà. Trattandosi di una realtà fortemente dinamica e in continua crescita, ogni definizione risulta carente. Tuttavia presenta dei tratti distintivi che rimandano alla dimensione valoriale e ai principi che ispirano le motivazioni e le organizzazioni che ne fanno parte.

Per la prima volta, parlando del Terzo Settore, in questo libro è stato introdotto il concetto di stewardship.

Domandiamo a Gianni Palumbo, Portavoce del Terzo Settore del Lazio che ha promosso  questa pubblicazione,  le ragioni di questo inserimento e quale sia il rapporto tra Terzo Settore e stewardship:

  • Il primo elemento che c’è in comune è l’etica, che all’interno del TS è un elemento valoriale dominante. La valorizzazione e la gestione di beni comuni attribuite a una persona o a una organizzazione ha due possibilità: una negativa e una positiva. Quella negativa è l’appropriazione dei bei comuni da parte del gestore. Questo sta accadendo ad esempio con molti manager che si stanno appropriando, gestendola in proprio, di pezzi di proprietà sempre più ampi; l’altra positiva, che consiste nella gestione dei beni comuni in forma trasparente, senza appropriarsene, come beni altrui di cui deve rendere conto. Questo è un tema molto importante all’interno del TS, per cui i principi e le pratiche di Stewardship sono molto importanti per assicurare la coerenza della gestione e della valorizzazione dei beni comuni, tipica del Terzo settore e suo punto di forza, con i valori etici che animano il Terzo Settore.
  • Un secondo elemento è l’importanza del “prendersi cura”. E’ riduttivo e fuorviante considerare il Terzo Settore come una sorta di puntello di uno Stato Sociale in crisi e sempre più spesso inadempiente. Spesso è così, ma il “prendersi cura” tipico del Terzo Settore è fortemente ancorato, viceversa,alla valorizzazione delle persone e dei contesti e quindi non può prescindere dal ruolo attivo che i destinatari della “cura” possono e devono svolgere. La stewardship è facilitazione e i principi fondamentali che la animano sono la partecipazione e l’empowerment sociale. Il concetto che viene usato è quello di stakeholder, del portatore d’interesse. Il destinatario dell’azione professionale degli operatori e delle organizzazioni del Terzo settore, così come tutti coloro che direttamente o indirettamente dovrebbero essere beneficiari di queste attività, sono soggetti cui occorre rispondere. Per questo la trasparenza, la qualità, la partecipazione, l’affidabilità e la professionalità devono essere preoccupazioni costanti del Terzo Settore.

 Vi è un rapporto tra questa concezione del prendersi cura e il concetto dei beni comuni?

 Certamente, perché la principale forma del prendersi cura consiste nel migliorare l’ambiente naturale, relazionale, culturale, istituzionale, in cui le persone vivono. Ciò si fa individuando e valorizzando tutte le ricchezze nascoste che ancora non sono state oggetto di appropriazione privata, che sono ancora beni comuni. E’ significativo che il nuovo Pontefice Francesco abbia centrato tutto il suo discorso di intronizzazione sul concetto di custodia, sull’aver cura, come responsabilità di tutti e nell’estensione che il termine è venuto acquistando negli ultimi anni e che era stato affermato con chiarezza e vigore anche nella enciclica “Caritas in Veritate”. Questo principio etico che è alla base dell’impegno del Terzo settore e che il Terzo Settore vive come responsabilità specifica, è lo stesso che ispira il concetto di stewardship. Nello stesso tempo non bisogna certamente ritenerlo un patrimonio specifico del Terzo Settore. Nella società complessa in cui viviamo tutti gestiamo risorse non nostre e le conseguenze di tutte le nostre azioni e le nostre decisioni sono tali e tante che abbiamo bisogno di un’idea di responsabilità e di consapevolezza molto più sensibile e incorporata nei nostri stessi sistemi.  Vediamo la questione al negativo: in che misura il malessere sociale in cui siamo immersi non dipende dal fatto che viviamo sulla nostra pelle e nella nostra quotidianità la mancanza di cura, di attenzione, di ascolto, di riconoscimento, non da parte di questa o quell’altra persona ma in modo multilaterale, dal modo stesso di operare dei sistemi sociali e organizzativi in cui viviamo, dalla continua rapina dei beni comuni su cui si alimenta in nostro benessere? Noi per primi patiamo la mancanza della stewardship e il nostro stesso benessere dipende dallo sviluppo della stewardship. Il Terzo Settore cerca di offrire l’imprenditorialità e l’intelligenza necessaria per affermare i livelli minimi di responsabilità sociale. di stewardship, ma tutto il modo di funzionare della società e della politica, così come del fare impresa deve rispondere in modo nuovo delle proprie responsabilità. Da questo punto di vista non c’è differenza tra no profit, Stato ed economia privata. Quindi il Terzo settore è interessato a che i principi e le metodologie della stewardship diventino condivisi anche al di là dell’ambito del non profit. Se guardiamo all’inserimento dei temi dell’etica nel brand e talvolta nelle forme organizzative e contabili di molte aziende vediamo che non si tratta di tematiche circoscritte.

 La crisi rende più difficile o agevola il riconoscimento di questi principi etici?

La crisi che viviamo ci impone, come individui, imprese, organizzazioni sistemi territoriali, Paesi o sistemi sovranazionali, o come organizzazioni internazionali, di fronte alla necessità di pensare in modo diverso, di agire e reagire in modo diverso da quello cui siamo abituati. La centralità dell’etica significa anche questo: sono i valori, il modo di pensare, di sviluppare relazioni, di creare valore, di intendere la ricchezza, il benessere, che vanno completamente cambiati. E’ un vero e proprio salto culturale. Solo facendolo avremo la resilienza necessaria per vivere il cambiamento liberando energie e non solo subendo gli effetti della crisi. Ecco perché in questo glossario che abbiamo offerto al mondo delle organizzazioni del Terzo Settore, abbiamo ritenuto interessante comprendere anche la parola stewardship, che è un concetto che può traghettarci in questo nuovo modo di pensare.

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