“Venerdì 21 Dicembre 2012, è stato firmato a Roma l’atto costitutivo di:
“Stewardship, Associazione Italiana per la Gestione Etica delle Risorse”
A darne il lieto annuncio i soci fondatori: Annalisa Casino, Francesco Consoli, Gianni Palumbo, Valter Carasso e Myriam Ines Giangiacomo. L’Associazione si propone di promuovere la stewardship, quale modello di gestione etica delle risorse attraverso incontri, seminari, attività formative e consulenziali. Stewardship è anche un network di associazioni, istituzioni, organizzazioni, aziende e professionisti che applicano e/o considerano la stewardship una strategia fondamentale per la gestione etica e responsabile delle risorse.

L’idea di una associazione che si occupi delle tematiche legate alla stewardship deriva dalla volontà di condividere e promuovere la cultura del concetto di stewardship, quasi sconosciuto ai più in Italia se non agli addetti ai lavori. Pur non avendo ancora maturato una verbalizzazione adeguata nella lingua italiana (la parola “Stewardship” infatti, non può essere tradotta con un corrispettivo ed unico termine italiano; è una parola anglosassone nata con un significato ristretto ed adattatasi semanticamente nel tempo il cui significato corrisponde a “gestione/ amministrazione responsabile delle risorse altrui”), il concetto di stewardship si traduce in una esigenza comune ed impellente. L’associazione dunque, nasce dalla volontà di rispondere ad una necessità condivisa dal mondo produttivo ed organizzativo: “una rinnovata e attuale necessità per il mondo produttivo e delle imprese di porre particolare attenzione alla gestione responsabile delle risorse naturali del pianeta e di quelle umane rappresentate dai lavoratori e dai consumatori. – ci spiega la sociologa Irene Pellegrini – Questa esigenza è prima di tutto una richiesta del mercato globale e come tale difficilmente può essere elusa dal mondo produttivo; se esiste ormai da qualche decennio (Rio de Janeiro 1992, Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo) un’attenzione istituzionale, macroeconomica, circa la necessità di rendere sostenibile la crescita e lo sviluppo economico del pianeta, è perché anche a livello microeconomico e individuale è cambiata la consapevolezza e la gestione della propria capacità di scelta dei consumi. Il consumo critico, noto anche come responsabile, consapevole o etico, è andato sviluppandosi in Europa soprattutto nel corso degli ultimi decenni con la comparsa di un nuovo modello di “consumatore-cittadino” il quale, nella consapevolezza che la produzione o l’uso di alcuni prodotti possono contribuire a violare i diritti umani, causare violenza ad animali o danneggiare l’ambiente naturale, è intenzionato ad influenzare la definizione dell’offerta aziendale con le proprie molteplici decisioni d’acquisto e di consumo.”
Il concetto di stewardship dunque, innova il concetto di gestione etica delle risorse sia naturali ma anche in contesti organizzativi e sociali caratterizzati non solo da una pluralità ed eterogenità di stakeholders, cioè di soggetti, enti, imprese, che contribuiscono con le proprie risorse e cui si risponde della propria azione e delle proprie decisioni, ma anche dalla necessità di tenere conto di stakeholders che non hanno una rappresentanza (l’ecosistema, le foreste, le specie animali, le generazioni future, il territorio, la sanità pubblica, ecc.). La stewardship oggi non è più soltanto un principio etico, ma un insieme di pratiche, di procedure, di standard e norme, che, in modo sistemico, mirano ad orientare (e vincolare) in modo responsabile le decisioni e i comportamenti delle organizzazioni e dei soggetti, i processi amministrativi e decisionali e i processi produttivi, logistici e di consumo, fino all’eventuale smaltimento. Si potrebbe dire che la stewardship è un modo per affrontare il problema dell’etica per far fronte ai problemi posti dalla complessità in modo sistemico.
“Stewardship, Associazione Italiana per la Gestione Etica delle Risorse” – conclude Annalisa Casino, Presidente dell’Associazione – nasce come naturale prosecuzione di un percorso iniziato nel 2010 con una tesi di laurea specialistica intorno a temi della stewardship, evolutosi dapprima in un progetto e successivamente in un confronto mirato tra realtà eterogenee (già attive o semplicemente interessate all’applicazione delle pratiche e politiche di stewardship) con lo scopo di rispondere ad una esigenza comune di costruzione di un linguaggio condiviso per la gestione etica delle risorse.
